Nasce ufficialmente il movimento degli Imperdonabili

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Produciamo qui la versione estesa del documento collettivo pubblicato in via sintetica sul Fatto quotidiano del 15 dicembre 2019

Gli Imperdonabili, chi siamo

Questa è l’iniziativa di scrittori, poeti, librai, giornalisti, critici, editori e soprattutto lettori che ha per obiettivo comune quello di trovare un linguaggio e una prospettiva differenti rispetto all’omologazione culturale e artistica del nostro paese. Siamo contrari alla prevalenza del politicamente corretto, alla pedagogia sacerdotale, all’ideologia della verosimiglianza, al didascalismo dei professionisti dell’impegno politicizzato; vogliamo allargare i confini estetici e culturali della ridottissima compagnia di giro fatta di premiazioni, fiere, festival, passaggi radiofonici e tv, che non incide minimamente nella crescita dell’interesse per il libro e per la lettura ed è composta dai soliti noti: Corrado Augias non manca mai, col suo tono garbato e rassicurante; Beppe Severgnini, Lella Costa, Michela Murgia sono richiestissimi; Alessandro Baricco e Sandro Veronesi, se hanno un libro da promuovere, un invito lo accettano volentieri; quindi Ascanio Celestini per il teatro, Maurizio de Giovanni sulla Napoli noir, ma per la letteratura del Sud c’è sempre qualche assessore che invita al festival la tal scrittrice Elena Ferrante; per un programma equilibrato ci devono essere anche Vito Mancuso ed Enzo Bianchi; per la cronaca e l’attualità Giancarlo De Cataldo o Gianrico Carofiglio; per l’arte deve per forza venire Philippe Daverio; Goffredo Fofi non ha il cellulare, lo trovi solo in redazione; allora, in alternativa, si dice a Nicola Lagioia e Christian Raimo, più due o tre nuovi che saltano fuori perché li suggerisce Concita o Daria. Questi sono solo alcuni dei nomi di un fenomeno ben più ampio che testimonia una cultura da “specie letteraria protetta”, che si rinnova con difficoltà per una moltitudine complessa di fattori, non ultimo una diffusa mancanza di competenze al livello istituzionale. Come si può parlare di «Repubblica delle lettere» e di «democrazia dei lettori» se i lettori non sono a conoscenza che di una minima parte della produzione libraria e culturale?

Cosa vogliamo

  1. Non esiste una crisi dell’informazione, ma una crisi della civiltà del libro. Occorre allora ridefinire ruolo e funzione del contesto editoriale e letterario, capire perché bisogna salvare il libro, prima di stabilire come salvarlo: la prima cosa da fare è incontrarci, verbalizzare i problemi del settore a tutti i livelli e con tutte le categorie interessate.
  2. Serve un nuovo network tra editoria di ricerca e giornalismo, per esempio un settimanale, dove sviluppare un pensiero libero e critico dell’esistente.
  3. Serve una forza uguale e contraria per contrastare, tramite iperboli, parodie e contrapposizioni, i simboli dello status quo: per esempio, un premio nazionale antitetico allo Strega – poniamo il «premio Megera» – che faccia conoscere al grande pubblico gli elementi di spicco della produzione letteraria libera, colpevolmente tenuta nascosta per tanti anni.
  4. Se i lettori diminuiscono, se il sistema editoriale è al collasso con le sue quasi ottantamila novità all’anno, se insomma al libro e alla cultura non viene più riconosciuto un valore è perché il libro e la cultura non sono più percepiti come utili alla società. Occorre ribaltare questa prospettiva, liberando temi, autori, contenuti capaci di raccontare la nostra epoca selvaggia, paradossale. Gli imperdonabili si rivolgono allora a un lettore adulto, intelligente, curioso, ironico, sulle cui capacità di interpretazione del testo abbiamo piena fiducia: vogliamo cambiare il paradigma Rollo/Franchini in narrativa.
  5. Ci sono autori, editori, tecniche narrative, temi nuovi che devono essere portati a conoscenza di tutti. Nello stesso tempo ci sono libri vecchi come il mondo – la Bibbia, il Corano, i Veda – o classici del pensiero dimenticati dall’editoria di massa, che vanno ritradotti per riappropriarci della tradizione. Ma si deve pensare anche al movimento inverso, come testi poetici o in prosa senza il nome degli autori, affinché tutta l’attenzione sia sulle opere. Occorre allora inaugurare una o più collane, in coedizione tra editori imperdonabili, magari sostenute da un fondo per la cultura per garantire un prezzo e una distribuzione vantaggiosi.
  6. La scuola è un luogo di formazione strategico, dove però il libro è trattato principalmente come veicolo di informazione o strumento da cui trarre e memorizzare informazioni. Bisogna affidare a scrittori e poeti selezionati in base a requisiti di merito la materia di scrittura creativa; ma anche aprire una collana legata alle produzioni dei ragazzi. Inoltre si deve portare il libro in luoghi imperdonabili come gli ospedali, per il sollievo, e le carceri, per la sollevazione.
  7. L’Arte si scontra similmente con un mondo, quello dei musei e delle mostre, che in maggior parte ha paura del nuovo, è timoroso rispetto alle strade non percorse seppur cammini su di una via completamente dissestata, ormai sull’orlo del precipizio. Se si guardano i programmi di promozione museali si vede spesso solo la leva del pricing. Nonostante l’Arte Contemporanea mostri uno sperimentalismo di facciata, nella maggior parte delle istituzioni dedicate alla stessa vige un paradossale attaccamento a formule preconfezionate. Manca come in editoria una politica culturale che faccia comprendere l’utilità sociale della cultura, la necessità di sostenerla economicamente, e il coraggio di produrre nuove idee. Gli artisti imperdonabili sono pronti a collaborare insieme per l’emersione di nuove idee, luoghi, iniziative.

Firmano l’iniziativa: Giulio Milani, editore e scrittore; Veronica Tomassini, scrittrice; Davide Brullo, poeta e critico letterario; Gian Paolo Serino, scrittore e critico letterario; Andrea Zhok, docente universitario e saggista; Vincenzo Pardini, guardia giurata e scrittore; Alberto Gaffi, editore; Edoardo Filippo Scarpellini, fondatore Gruppo MilanoCard, Andrea Ponso, traduttore e poeta; Mario Bramè, filosofo della scienza e scrittore; Andrea Garbin, impiegato e direttore di collana; Marco Amore, pittore; Alessandro Canzin, editore; Alessandro Canzin, editore; Marco Patrone, manager e scrittore; Luca Fassi, manager e scrittore; Viviana Fiorentino, insegnante e scrittrice; Giuseppe Artino Innaria, magistrato e scrittore; Viviana Viviani, ingegnere, giornalista e poetessa; Simone Cerlini, policy advisor e scrittore; Luca Cherubino, avvocato e scrittore; Michela Srpic, psicologa e scrittrice; Vanna Carlucci, poeta e critico; Giorgio Anelli, poeta e scrittore; Francesca G. Marone, sociologa e scrittrice; Roberto Addeo, imprenditore e scrittore; Lorenzo Semorile, informatico e lettore; Paola Tonussi, insegnante e scrittrice; Nino Iacovella, insegnante e poeta; Tiziano Nimo, avvocato e scrittore; Eugenio Chiara, imprenditore e blogger; Claudio Menni, imprenditore e lettore; Daniele Orso, medico e poeta; Gianino Francesco, insegnante e lettrice; Silvano Ferrarese, tecnico e lettore; Lia Iovenitti, imprenditrice e lettrice; Pier Paolo Fruzzetti, operaio e lettore; Anna Vasquez, avvocato e scrittrice; Ginetta Rotondo, insegnate e scrittrice; Elisabetta Cipriani, insegnante e scrittrice; Silvia Giacomini, artista; Alfredo Nicotra, insegnante e lettore; Guglielmo Paradiso, insegnante e redattore; Alessandro Orofino, impiegato e scrittore; Magda Guia Cervesato, insegnante e traduttrice; Fabrizio Parrini, scrittore; Matteo Piergigli, tecnico e poeta; Francesco Gianino, docente e scrittore; Giulia Caruso, giornalista e autrice; Marina Baldoni, lettrice; Peter Genito, bibliotecario e poeta; Flaminia P. Mancinelli, giornalista e scrittrice; Andrea Bolfi, impiegato di processo e lettore; Guido Mura, bibliotecario e lettore, Maura Baldini, avvocato e lettrice.


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